Blog: http://pier.ilcannocchiale.it

E se non fossero le solite facce?

Tra ieri e oggi ho avuto più volte occasione di vedere da vicino le ragazze ed i ragazzi impegnati nella protesta contro i tagli all’università.
Sono stati inizialmente accolti con scetticismo. Tanti editoriali sui giornali hanno parlato di assenza di proposta, di ripetizione di riti triti e ritriti. In parte è indubbiamente vero, vi è un’assenza di proposta, da entrambe le parti.
La Gelmini non ha ipotizzato un nuovo modello di università, ha semplicemente una cifra che deve tagliare, il come si vedrà poi. Anche il PD negli ultimi anni è stato incapace di elaborare una sua strategia che riporti l’università verso le eccellenze. Di ciò che c’è alla sinistra del PD non parliamo neanche, soprattutto slogan sterili e incapacità di andare oltre il no.
Guardando i primi capetti delle proteste milanesi questa sensazione di sterilità rimane. Li conosco tutti da anni, sarebbe anche il caso che si rimettessero a pari con gli esami e si laureassero.
Però c’è una novità, che si vede chiaramente. Dietro questi ragazzi, i soliti, ci sono tanti altri ragazzi che soliti non sono.
Si vedono abiti firmati e facce che poco hanno a che vedere con la sinistra extraparlamentare. Molti che studiano, vivono l’università, ci tengono che lo Stato investa nella cultura come strumento di emancipazione e di progresso.
Questi ragazzi non possono essere inquadrati come facinorosi, non devono essere etichettati. Bisogna ascoltarli, coinvolgerli, non giudicarli perché si hanno dei preconcetti sulle proteste studentesche. E anche se alcuni li portano a fare azioni sbagliate (bloccare i treni dei pendolari è creare disagi inutili a quelli stessi studenti fuori sede che si vogliono rappresentare), bisogna notare che a differenza del passato i leaderini della protesta sono stati quelli che si sono presi le manganellate in prima fila.
Durante gli scontri è anche successo un episodio "nuovo". Un carabiniere, lo riporta chiaramente un video, ha colpito ripetutamente un ragazzo a terra, che segnalava di essere a terra. I ragazzi hanno iniziato a indicare dicendo "è stato lui". Per una volta non era l'arma dei carabinieri a colpire, secondo i ragazzi, ma un singolo carabiniere che aveva agito erratamente. E loro denunciavano il suo comportamento personale. Farebbero bene le istituzioni a non lasciare cadere questo episodio perchè ne va della fiducia dei giovani nelle forze dell'ordine.
Anche chi è impegnato negli organismi accademici non dovrebbe bollarli e starsene fuori sperando che le proteste si sgonfino, ma buttarsi dentro, aiutarle a riempirsi di contenuti, far sì che non siano solo dei No contro tagli eccessivi, ma richieste di qualità, di meccanismi di premiazione del merito, un modo per sentirsi protagonisti della vita civile del Paese.
Sentendo qualche minuto di assemblea oggi, avendo osservato il corteo ieri, non so dire che ne sarà di questa protesta. Potrebbe sgonfiarsi nei prossimi giorni, soffocata da alcuni organizzatori troppo ideologizzati, oppure svilupparsi secondo l’approccio creativo che ogni tanto riesce a prendere. So per certo che, se fossi ancora studente, starei lì in mezzo, in prima fila, a cercare di farne uscire il meglio.
Perché questi ragazzi, nuovi alla politica, hanno una grandissima voglia di essere ascoltati.

Pubblicato il 22/10/2008 alle 16.46 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web